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Strade, viadotti, ponti. Il Paesaggio che tutti vedono ma di cui nessuno parla
October 11, 2015
Thethirdisland02

Chi si aspettava un incontro/dibattito sul Post-Expo o di "denuncia" delle brutture ambientali e della corruzione che spesso accompagna la realizzazione delle grandi opere in Italia forse sarà rimasto un po' deluso. Presentato il 29 settembre alla Triennale di Milano, l'Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere , un progetto ideato dal fotografo architetto Antonio Ottomanelli con i soci fondatori di Non Riservato IRAC-C e Parasite 2.0 in collaborazione con Planar , nasce in primo luogo per indagare un paesaggio, quello italiano, che non si conosce e non si comunica, metafora di un'Europa che non conosce la propria identità. E lo fa a partire dagli strumenti della fotografia, ma non come progetto esclusivamente fotografico, anche se le immagine realizzate nel corso delle sue ricerche confluiranno in una collana editoriale edita da Quodlibet.

Da una conversazione con Antonio Ottomanelli, infatti, scopriamo come la fotografia in questo progetto venga forzata a recuperare un legame con una realtà che è anche economica e politica, a farsi strumento da mettere a disposizione delle istituzioni, dell'associazionismo e di ogni altra parte della società interessata ai differenti effetti delle grandi infrastrutture sul paesaggio, sulla vita di chi abita un territorio, sulle sue tradizioni, la sua economia e il modo stesso in cui viene percepito. Fotografia come avamposto di una ricerca da svolgere rigorosamente sul posto e da aprire a Università, architetti, cineasti, scrittori, enti locali, istituzioni statali (come il Ministero per le infrastrutture e i trasporti ), imprese di costruzione . E, ovviamente, alla società civile, in grado di restituire tasselli indispensabili alla narrazione del paesaggio grazie alla propria memoria.

Questo è stato il modello operativo adottato nella prima fase di attività dell'Osservatorio, ovvero il progetto The Third Island Ag '64 '94 '14, avviato nel corso della 14.Biennale di Architettura di Venezia sezione Monditalia e proseguito per più di un anno nella sua regione di elezione, la Calabria, scelta come primo luogo di indagine per due importanti anniversari: '64 avvio dei lavori della Salerno Reggio Calabria e '94 acquisizione da parte della Contship spa dell'area del Porto di Gioia Tauro trasformato poi in importante nodo portuale.

Pur concentrando l'attenzione sul locale, l'Osservatorio ha un respiro nazionale ed Europeo, coinvolge fotografi e professionisti italiani e internazionali. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che ogni grande opera realizzata in Italia e in Europa più in generale, è parte di un contesto più ampio. La stessa Salerno-Reggio Calabria, ad esempio, non è che un tratto della Strada Europea E45, una strada di quasi 5000km che collega Karesuvanto in Finlandia a Gela in Sicilia, con tratti autostradali, stradali e marittimi. Della necessità di unire Karesuvanto a Gela non sappiamo dire molto, e sarebbe interessante sapere se qualcuno si sia mai preso la briga di percorrerla per intero, in una specie di Cammino di Santiago per i fedeli delle infrastrutture.

Nel racconto di quanto fatto fino ad ora in Calabria, Ottomanelli non può che constatare quanto sia ancora difficile parlare di grandi opere in Italia, in particolare di quelle in Calabria, per chi non voglia lasciare alla cronaca la centralità del discorso. I mezzi di informazione per primi sembrano poco interessati ad ospitare nei propri spazi una riflessione complessiva sulle infrastrutture, che pure in questi anni sono tornate a dividere, a creare contrapposizioni, a stimolare dibattiti. La carenza di informazioni, di collaborazione tra istituzioni, ambienti accademici e società civile nella loro progettazione è per buona parte responsabile della connotazione quesi esclusivamente negativa che accompagna il nome Grandi Opere. Basti pensare a come anni di accuse sul traffico e i lavori infiniti della Salerno - Reggio Calabria abbiano fatto dimenticare che il Viadotto Italia (1967-73) progettato da Fabrizio De Miranda ha mantenuto il primato di più alto d'Europa fino al 2004 e che quello Sfalassà (terminato nel 1972) a Bagnara Calabro progettato da Silvano Zorzi è rimasto a lungo il ponte ad arco portale spingente più alto del mondo, tra i primi per viabilità. E soprattutto, che la Salerno- Reggio Calabria ha reso percorribile una regione difficile da attraversare per la sua morfologia, tanto da attribuirle fino alla sua costruzione il nome di Terza Isola d'Italia.

La prossima tappa dell'Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere si rivolgerà al Piemonte e alla Ligura. Il curatore non sarà più Antonio Ottomanelli, proprio per non trasformare il progetto in qualcosa dove l'autorialità predomini sul valore attribuito alla fotografia come strumento di indagine, mentre il progetto manterrà la pluralità di sguardi fotografici e di contributi che ha caratterizzato la sua prima fase.

L'ambizione è quella di riuscire ad arrivare a mappare diversi luoghi in Italia, comporre una narrazione delle grandi opere non localistico ma generale, fino a riuscire ad accompagnare se non proprio anticipare la realizzazione delle future opere, in un 'ottica di ascolto reciproco da parte di tutti gli attori coinvolti.

L’Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere realizza la sua attvità di ricerca e divulgazione grazie al sostegno di Contship SpA. L’Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere cura e produce una collana editoriale edita da Quodlibet. Il primo volume sarà pubblicato a Novembre 2015 e dedicato interamente alla regione Calabria, raccontando le principali opere infrastrutturali del territorio ed il loro conmplesso rapporto con i caratteri identitari dei luoghi. Il volume è realizzato in collaborazione con il Dipartimento dArTe dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria.

Maggiori informazioni su www.thethirdisland.com

Ph. Antonio Ottomanelii

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