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Castagne perenni di ciclabile - progettare la mobilità -
23 ottobre 2015
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Vivere una metropoli significa soprattutto muoversi insieme a una moltitudine di persone, ognuno con destinazioni diverse. Ma ancor più importante di quanto lontano, è quanto tempo ci vuole e come raggiungere la meta.

Quanto ci vuole ad arrivare lì? Metro? autobus? Tram? bici?

Ognuno di noi cerca di raggiungere il proprio obiettivo nel minor tempo e con il minor dispendio di energie possibile. La letteratura sulla mobilità nella città ormai punta dritto al concetto “mobilità sostenibile”, ma troppo spesso diventa slogan e altre volte solo strumento. A Parigi lo stato versa 25 cent a km per chi usa la bici per andare a lavoro, ma l’obbiettivo in questo caso non è la mobilità, bensì l’abbattimento delle polveri sottili e, come spesso accade sull’onda del sensazionalismo, si cerca di copiare, ma senza “vedere”. Come dire, un po’ di propaganda politica. Se la progettazione, lascia il passo alla notiziabilità degli interventi, si perde di vista il vero obiettivo: una trasformazione urbana che vada di pari passo con le esigenze di chi vive la metropoli. Essere incentivati a raggiungere il luogo in cui siamo diretti, ci renderebbe consapevoli di quel che abbiamo intorno. Ci accorgeremmo del cambio delle stagioni, delle foglie che cadono e, forse, capiremmo meglio cosa vogliamo dal posto che abitiamo.

Senza progettazione capita che a fare ombra sulle ciclabili ci siano castagni, così una scelta non pienamente consapevole trasforma delle porzioni di ciclabili in percorsi ad ostacoli con le cosiddette castagne perenni di ciclabile, tipiche del periodo autunnale. Pensare che una buona progettazione della mobilità rivedrebbe anche l’idea di spazio pubblico, diventa una rivoluzione nell’epoca del marketing visivo. Siamo abituati a pensare allo spazio pubblico solo in quanto piazza e parco, ma una buona progettazione della mobilità ciclistica e pedonale aprirebbe le porte all’idea che i luoghi di attraversamento, anche se solo strade, marciapiedi e piste ciclabili siano spazi vivibili, accessibili a uso pubblico. Luoghi ideali per tutti.

Come spesso accade, l’innovazione non arriva dall’alto, ma da chi ha la sensibilità di accorgersi di un’esigenza comune prima che questa sia percepita dai più. A riguardo, un personaggio con queste caratteristiche è senz’altro Gil (Guillermo) Penalosa, fondatore e presidente di 8 80 Cities. Vi invito a visitare il sito per capire come sia possibile, con determinazione e conoscenza, riuscire ad attivare un ciclo virtuoso che porti i cittadini a prendere coscienza di un’esigenza pubblica, così da porla in cima all’agenda politica/economica delle città in cui si interviene.

Sul sito si legge: “In primo luogo instauriamo un dialogo con la comunità locale. Poi ci ispiriamo e, infine, supportiamo i nostri partner di progetto ad adottare misure idonee. I nostri servizi aiutano le principali parti interessate e i residenti a re-immaginare la loro comunità.”

L’idea che a partire dal movimento nelle nostre città si promuove uno stile di vita sostenibile è affascinante tanto quanto semplice. Certe volte scoprire l’acqua calda ‘fa bene’. Camminare, andare in bici, usare i trasporti pubblici combinati, sono il modo più efficiente per muoversi nelle città. Il beneficio non è solo personale ma riguarda ciò che ci circonda e instaura un processo benefico. Ed è con questa filosofia che 8 80 Cities promuove progetti in tutto il globo.

Per chi vuole approfondire la questione e conoscere Gil Penalosa, il tema viene affrontato in questi giorni da Cyclopride, nell’evento Bike & the city (Milano, 22-24 ottobre) “per affrontare quella che sembra essere la prossima rivoluzione: la città e la bicicletta.”. per info consultate l’evento Facebook.

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