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Le buone pratiche: nuovi spazi per nuove professioni
08 marzo 2017
Tavolo_senza_nico

Per chi ha voglia di leggere è la rubrica del blog, che da voce ai membri del network e a esperti del settore, professionisti e chiunque voglia raccontare il suo punto di vista sui temi cari a Non Riservato: creatività, socialità, spazio pubblico e Milano.

Questa settimana Giulia Di Cio ci racconta della nuova edizione delle Buone Pratiche organizzata dall'Associazione Culturale Ateatro, nell'ambito dei Nuovi spazi, nuove creatività, nuove professioni, nuovi pubblici.

Ecco qui il suo articolo, buona lettura!

Sabato 4 marzo la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi ha ospitato un nuovo incontro nel quadro del progetto Passioni e saperi. Buone pratiche, incontri e strumenti per lo spettacolo dal vivo (2016/2017): si è trattato di una giornata dedicata ai Nuovi spazi, nuove creatività, nuove professioni, nuovi pubblici, organizzata dall’ Associazione Culturale Ateatro in collaborazione con Associazione Etre, cheFare e Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. L’incontro si è articolato attorno a diverse tematiche aventi come unico focus lo sguardo rivolto ai diversi luoghi, alla produzione e al pubblico della cultura in una nuova prospettiva.

Il tema di quest’edizione ha iniziato a svilupparsi un paio d’anni fa, quando Oliviero Ponte Di Pino in collaborazione con Cristina Carlini e Silvia Bovio, ha avviato un processo di valutazione di quanto stesse succedendo di nuovo e interessante sul fronte contemporaneo a Milano. In diverse parti della città stanno proliferando diverse aree con una serie di caratteristiche particolari; spazi multidisciplinari, spazi che prevedono al loro interno diverse funzioni come la ristorazione e il co-working, spazi come acceleratori d’imprese e a volte anche spazi come residenze (intese nel duplice senso di artistiche e di ostelli, b&b ecc.). La trasformazione di queste aree porta anche al superamento di tutta una serie di barriere, come quelle tra divertimento e cultura, tra vita privata e pubblica, tra il tempo del lavoro e dell’intrattenimento social. Si produce, di conseguenza, un cambiamento più ampio e profondo di quella che è la vita delle persone. Da questa riflessione è partita un’inchiesta sulla situazione cittadina milanese che ha avuto il suo culmine il 13 maggio scorso in un incontro tenuto alla Fabbrica del Vapore nell’ambito di IETM. Si è arrivati quindi al tema dell’incontro di questo sabato, non più incentrato solo su Milano ma con un orizzonte allargato - senza nessuna pretesa di completezza - andando a mappare le linee di sviluppo e le problematiche inerenti.

Durante il corso della mattinata, nell’ambito del focus sui Nuovi spazi, nuovi linguaggi oltre ad Alessandro Pontremoli (Università di Torino), Paolo Dalla Sega (Alta Scuola Media Comunicazione Spettacolo Università Cattolica del Sacro Cuore), Domenico Dinoia (FICE) e Alessandro Mazzone (Electropark), è intervenuto anche Nicola Ciancio di Ex-Voto, fondatore ed ex presidente di Non Riservato. con la sua associazione Ex-Voto.

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Ecco alcuni dei momenti più interessanti del suo intervento.

“Vengo da un percorso molto variegato dove ho unito studi ed esperienze artistiche (musica, danza, teatro) ad altri più gestionali (organizzazione teatrale, produzione di eventi). Ho lavorato nel mondo del teatro, della musica, degli eventi, collaborando con associazioni, artisti, compagnie, agenzie di comunicazione, multinazionali, istituzioni. Un percorso a cavallo fra il mondo della cultura e quello della comunicazione che ha fatto di me un inventore di progetti culturali e creativi, imparando così a intercambiarne sistemi e strategie per sperimentare nuovi approcci all'ideazione e alla cura. Il mio non è un caso isolato, soprattutto a Milano, dove spesso processi sociali e culturali dal basso nascono da professionisti che lavorano nel profit, utilizzandone gli strumenti e le strategie per attuare pratiche di rigenerazione del territorio. […] Attraverso un lavoro di mappatura, iniziato con i miei soci di Ex-Voto nel 2011, per cercare altre realtà su Milano con cui sviluppare nuove progettualità, abbiamo avuto modo di constatare la presenza di diverse realtà e professionalità analoghe al punto di poter dire che l’industria creativa, quella culturale ed il sociale non sono mai stati così vicini come in questo momento storico. Infatti abbiamo sempre più, soprattutto in città come Milano, direttori creativi di eventi che curano progetti d’arte, designer che creano momenti di indagine territoriale, artisti che si prestano alla pubblicità. Un percorso a due direzioni dove cultura e sociale cercano nuovi modi per raccontarsi e sostenersi mentre il mercato si affaccia a quel mondo in cerca di validazione sociale, creazione di community e di metodologie innovative. In che modo il superamento di questi confini identitari netti si riflette nei processi decisionali, nell’approccio al mercato, nelle modalità di produzione e nella forma che i prodotti culturali e creativi prendono? In che modo il superamento di questi confini identitari netti si riflette nei processi decisionali, nell’approccio al mercato, nelle modalità di produzione e nella forma che i prodotti culturali e creativi prendono? […]”

Dopo un breve focus sul progetto Non Riservato prosegue: "L’intero progetto ha infatti un approccio sperimentale e dinamico che gli permette di costruire la sua forma passo dopo passo e sulla base delle risposte che si ricevono dal territorio, dal mercato e dalla rete. In uno scenario così dinamico i processi decisionali diventano estremamente rilevanti per riuscire a determinare l’evoluzione di un progetto. Ma per evitare che la scatola del progetto si cristallizzi e le procedure prendano il posto della pratica dentro, Non Riservato ha adottato l’obbligatorietà nella turnazione degli incarichi per permettere al progetto di avere sempre sguardi nuovi. L’alternanza degli incarichi è inoltre uno strumento per promuovere la conoscenza reciproca e attivare la rete. Molte decisioni arrivano comunque dalla rete degli associati che può portare istanze e proposte per la costruzione di nuove progettualità anche attraverso momenti di progettazione partecipata. […] Restano ovviamente ancora tante domande aperte: - Qual è il limite, se c’è, fra il profit e il no profit? - Quando il lavoro culturale e creativo prestato ad un brand diventa un mero lavoro di agenzia? - Quanto il coinvolgimento di numeri sempre più alti di persone, diventa il veicolo per aumentare la propria appetibilità in termini di costo contatto, a discapito della qualità di una relazione più intima? […] A mio avviso questo modello rappresenta una possibile risposta ad un mondo in costante cambiamento dove gli utenti sono anche produttori di contenuti e dove le tendenze si alternano a ciclo continuo.”

Per restare sempre aggiornati sulle diverse attività di ATeatro, visitate il loro sito.

Giulia Di Cio

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