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Sull'arte, la cultura pubblica e i cittadini
29 novembre 2016
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Le sagome dello street artist Pao, con i personaggi della storia di Milano, fatte a pezzi. Il rinato teatro Burri in Parco Sempione, imbrattato. La panchina di un artista giapponese in corso Vittorio Emanuele, distrutta. L’imminente installazione del Seme di Isgrò in Parco Sempione, contestata. Questi alcuni degli esempi che hanno portato l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno a riflettere: l’arte pubblica è sotto attacco, ma occorre del tempo perchè un’opera d’arte entri in relazione con la città e “sarà sempre il tempo a dire se la scelta è stata azzeccata” (fonte Corriere della Sera).

Il caso più eclatante che in questi giorni ha fatto discutere riguarda la distruzione delle sagome di Pao in Piazza Mercanti. Erano 8 i pannelli realizzati dallo street artist per la mostra “StoriaMi”, posizionati lungo tutta la piazza con lo scopo di raccontarne la storia; tutti distrutti da un atto vandalico lasciando solo i piedistalli. “Escludo che ce l’avessero con me, penso sia stato un semplice atto di vandalismo da parte di gente che di notte bighellona nella piazza”, afferma l'artista. La triste storia si conclude però col lieto fine. Grazie alla donazione di un privato, l’intervento di Pao viene ricreato e ritorna nella storica piazza, dove resterà visibile al pubblico fino all’11 dicembre. Del Corno prosegue: “Non me lo spiego. Un accanimento assurdo tanto più che era un’installazione temporanea. Non ci si deve arrendere, dobbiamo disseminare la città di segni d’arte e fare in modo che la rete di protezione sia composta dagli stessi cittadini”.

Basta uscire dal centro e spostarsi nelle zone periferiche di Milano per notare come, in realtà, la speranza dell’Assessore si stia in parte sempre più avverando. Ci possiamo recare ad esempio in zona 7, i fondatori del progetto #hashtag7 incontrano i ragazzi nelle vie, nelle piazze e nelle scuole per ascoltare il loro punto di vista, con lo scopo di costruire insieme iniziative per mettere a confronto le diverse percezioni che i cittadini hanno degli spazi milanesi. Al progetto collabora anche Shareradio, parte della rete di Non Riservato.

Caso ancora più singolare, e che porta a riflettere, riguarda invece il progetto nel Gallaratese di Quartiere Aperto, sempre parte della rete di Non Riservato: hanno ridato vita e colore alle strutture della Stecca con dei murales e questi, al contrario delle architetture elencate sopra - situate in zone più centrali della città - non sono mai stati oggetto di atti vandalici, contestazioni o a sfregi. Si potrebbe partire proprio dal lavoro fatto da Quartiere Aperto sulla zona, per far sì che i cittadini sentano come propri gli interventi, per creare un modello e poi agire sulle zone più centrali di Milano.

Giulia Di Cio

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